Recessione dall’ AICCRE, ovvero perché Arzignano tornerà a essere paesotto

21 08 2010
  • Perché la recessione del Comune di Arzignano dall’ Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (AICCRE) ci farà tornare a  “essere paesotto”

Avete presente certi pomeriggi d’estate ? Pomeriggi in cui il “torridume” e l’afa ti tengono sotto scacco con fare sovrano ? In certi momenti non puoi proprio fare altro che metterti davanti al tuo notebook, a serrande abbassate e con un ventilatore un po’ malmesso che cerca in modo non proprio così intraprendente di scacciare quel caldo così audace, insomma ti ficchi in un letargo estivo che puoi permetterti in quanto studente che cerca di passare le sue vacanze in un modo più o meno rilassato.

Ad un certo punto mosso da una curiosità sempre più incalzante, nel mezzo delle finestre di quel coraggioso firefox, mi decido a leggere sul sito del Comune di Arzignano l’Ordine del Giorno di quella che sembra essere l’alquanto gloriosa “Adunanza del Consiglio Comunale”. Con appetito scorro i 10 punti che compongono la scaletta dei lavori, nessuna mozione, tanto meno l’ombra d’una interrogazione, sento che una crescente amarezza mi parte dal di dentro, questa volta l’ ”Adunanza” rischia di non essere poi così tanto epica.

Mi paralizzo.

Dieci secondi che realizzo il quanto.

Scrollo il capo, rileggo.

“Recessione dall’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (AICCRE)”

Il dissapore, il  dissenso, la disapprovazione a questo punto iniziano ad animarsi; osservo il ventilatore che con il suo ronzio mi suggerisce che l’AICCRE è quell’associazione la quale assicura agli organi amministrativi comunali, provinciali e regionali un’adeguata copertura in termini di assistenza e informazione a quelle attività volte ad utilizzare programmi e progetti previsti dall’Unione Europea, che fra i suoi obbiettivi v’è quello di far sì che siano rispettate e sostenute le aspettative dei gruppi etnici minoritari, il buon vecchio ventolo mi rivela pure che  il suo scopo principale è quello di coordinare e promuovere le iniziative regionali e locali finalizzate alla costituzione d’una Europa federale (!) insomma, utilizzando un’espressione che sta a me cara, mica trippa per gatti. Tuttavia l’antico ventilatore non sembra essere troppo scandalizzato, nel corso dei suoi trent’anni circa ne avrà viste di cotte e di crude, il suo silenzio mi fa intendere che lui la sa lunga, ma ormai non si vuole più sprecare. Pazienza, ormai è sera non ha più senso lasciarlo parlare. Lascio così che la leggera brezza che ogni sera cavalca la valle entri da lì a poco dalla mia finestra, alle zanzare provvederemo.

Pongo quello che non è il mio capo sulla cornice che regge la finestra, guardando il palazzo Pellizzari mi getto in un mare di pensieri su quella deludente “recessione”.

M’immergo in una serie di considerazioni,ma il brutto del caldo è che ti distoglie dal concetto di tempo: una miscela fatta di temperature + 30° e umidità si annidano sino ai meccanismi più complessi degli orologi, meccanici o digitali non fa alcuna differenza, e ne snatura quello che ne è l’esito. Il consiglio è già iniziato. Sono in ritardo.

Coraggioso sfido quel bollore che non arrossisce nemmeno davanti al seducente abito della sera,i sassi sotto le converse sembrano parlare, il loro idioma ricorda quello delle onde quando s’infrangono sulla battigia… ma non sei di certo in Croazia ora Edoardo,né tantomeno in quel di Jesolo o Riccione. Sei ad Arzignano, nella Valle del Chiampo e  in una torrida sera di Luglio stai cercando di dare qualche risposta ai tuoi perché.

Perché  recidere da un’associazione il cui scopo, l’Europa democraticamente unita(veramente),è con ogni probabilità il più alto che l’essere umano si sia mai posto ? Quali sono le cause che hanno portato a tale decisione? Ma, soprattutto, quali potrebbero essere le eventuali conseguenze ?

Il palazzo che si affaccia su Piazza Libertà è fresco, quantomeno nell’androne delle scale, ci siamo. Il luogo dell’epica adunanza è vicino.

Solite facce che seguono con un interesse più o meno vivo, soliti riti “voglio fare i complimenti all’assessore” “complimenti per come ha seguito la situazione” “grazie per avermi concesso la parola” autoincensamenti dei consiglieri di maggioranza verso assessori di maggioranza, il teatrino che hanno costruito ormai è sempre il solito. L’adunanza ha veramente poco di epico e glorioso, anche se in cuor mio forse me l’aspettavo. Penultimo punto, eccoci. La minoranza s’interroga sul perché di tale provvedimento, chiede semplicemente il Perché, il Perché uscire dall’unica associazione delle autonomie locali riconosciuta presso il parlamento europeo.

Un Perché che richiederebbe una risposta razionale.

Sorride il sindaco Giorgio Gentilin, ridendo bofonchia “Se risparmia 719 euro”.

Settecentodiciannove euro.

Ora non mi sono mai considerato un guru della finanza, men che meno un esperto di economia, pur comprendendo le enormi difficoltà di spesa dei comuni, ma non serve di certo una laurea per comprendere che non stiamo parlando di cifre astronomiche. Insomma Edoardo non stiamo a vedere sempre tutto nero, guardiamo quel piccolo segmento positivo: il Comune di Arzignano ci guadagna 719 €… ma ci tagliamo fuori dall’Europa.

Qualcuno elaborerà pensieri, idee, progetti, ricerche, studi, approfondimenti e li condividerà con altri soggetti di tutta Europa. Qualcuno, ma non noi.

Osservo il Grifo, lui sì che ne ha vista di gente passare. Lui si che ne ha studiati di viaggiatori, passanti, migranti dall’alto di quella sua colonna è stato in grado di incrociare lo sguardo di altre Città magari più grandi, magari più piccole. Tutte avevano una loro storia da raccontare, tutte avevano qualche emozione da comunicare. Ora tutto questo è finito, ora un muro dall’aspetto non troppo tenebroso gli si erge davanti. Quel spatolato verde con chiazze azzurrine e venature nere non pare troppo barbaro, agli occhi dei più. Così come quando i grandi pensatori si riunivano alla corte di mecenati ed elaboaravano progetti, testi, prose, poesie, opere e il resto dei borghi e paesi soffocavano nella più umile ignoranza così oggi l’Europa si elaborerà in altri luoghi, ma non ad Arzignano.

A tratti non vorrei che il nostro Grifo prendesse e spiccasse il volo, alla ricerca d’un posto in cui possa osservare ed elaborare… come una volta.

Fantasie estive.

Il consiglio si sta concludendo, ho visto fin troppo.

Risate, sorrisi, pacche sulle spalle, gelati e granite, la clientela del bar sotto il comune se la sta spassando questa sera. E fa bene. Il torrido ha lasciato finalmente spazio alla brezza serale, ora tutto sembra molto più vivibile, come se la Città si svegliasse da quel torpore che l’agguanta durante il giorno. La notte è scesa con tutta la sua solita rinnovata eleganza, ma c’è un po’ di tristezza nei suoi modi questo giro. Lascio quelle risa, lascio quelle coppe di gelato, abbandonoquelle granite a chi sopporta di sentire il ghiaccio in bocca. Il silenzio di Corso Mazzini, vuoi per l’impegno del nome che porta, sembra comprendere il mio stato d’animo. Dal 20 Luglio 2010 Arzignano è più vuota, dal 20 Luglio tutti noi torniamo a essere periferia del mondo.


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